Nella storia dell'uomo lo sviluppo delle arti, e quindi
della musica, è sempre stato collegato a periodi di prosperità economica,
stabilità e sicurezza. Nel guardare gli ultimi dati statistici trasmessi
da Disma, riguardanti le vendite dell'anno 1998, si può capire come
questo non sia il caso dell'Italia dei nostri giorni, risultando nelle
vendite di pianoforti un sensibile calo dell'11% come numero di pezzi
venduti ed un -5% come valore, in paragone all'anno precedente. Oltre
a ciò, un calo generalizzato del settore degli strumenti musicali
del 7%. Cerchiamo quindi una spiegazione oltre a quella, indispensabile
e da non perdere mai di vista, della generalizzata crisi dei consumi.
1) Specificità
del mercato del pianoforte.
Fattore essenziale: lunga durata del prodotto in contrasto
con veloce obsolescenza di qualsiasi altro prodotto oggi presente
sul mercato (dalle auto alle tastiere elettroniche). Inoltre, lo svincolo
dal fattore estetico (aspetto esterno). Un caso emblematico: lo Steinway
modello B, campione per tutti i pianoforti a coda, nato oltre 100
anni fa e tutt'oggi praticamente invariato. Questo cosa comporta?
Ovviamente la lunga durata va a scapito della vendita di nuovi pianoforti
a causa del lento turn over. Un buon pianoforte si tramanda di generazione
in generazione. Un cattivo pianoforte si tramanda da acquirente ad
acquirente. La rottamazione non è mai prevista nel nostro mercato.
2) Crisi del
settore.
Qualsiasi settore merceologico è soggetto ad andamento
altalenante di picchi e cali. L'ultimo picco registrato in Italia
nel settore pianoforti è degli inizi anni 80, con successivo calo,
dapprima contenuto e poi sempre più precipitoso. Entrambi i punti
sono strettamente collegati: paghiamo infatti oggi, nell'anormalità
dell'eccessivo calo, l'anormalità dell'eccessivo picco, dovuto a fattori
esterni al semplice mercato; allora infatti si considerava il pianoforte
non solo come strumento musicale ma anche come bene rifugio dall'alto
tasso di inflazione, aiutati dall'alta propensione al consumo di allora,
nonché da un fattore di moda. Questo si riflette oggi a causa della
summenzionata lunga vita del pianoforte. A livello mondiale abbiamo
da poco assistito ad un calo impressionante del consumo interno giapponese
– asiatico. Il Giappone ha infatti reagito in maniera drastica alla
sua prima recessione dal dopoguerra. Gli Stati Uniti mantengono invece
da qualche anno un trend positivo che fa ben sperare per l'inevitabile
riflesso che ha, o avrà, sull'Europa e per la sopravvivenza stessa
di molte case costruttrici. Infine l'Europa, capitanata, come spesso
accade, dalla Germania, vera locomotiva europea del pianoforte. Essa
rimane infatti il Paese trainante del nostro settore, sia come consumi
che come case produttrici. Pur subendo anch'essa l'inevitabile altalenanza
delle fasi di mercato, rimane un punto fermo, direi uno "zoccolo duro"
del mercato pianistico. L'Italia non fa certo la parte del leone,
per vari motivi ma direi soprattutto a causa della diseducazione musicale
degli italiani che vedono il fare musica solo come professione e non
come hobby, come momento di arricchimento interiore e non monetario.
Manca quindi al nostro mercato quella fascia fondamentale di clientela
che non è quella dei professionisti, ma quella degli amatori, vera
forza di altri paesi europei e non.
3) Italia: pattumiera
mondiale del pianoforte?
Negli ultimi 50 anni l'Italia, Paese natale dell'inventore
del pianoforte, è stata ciclicamente invasa da pianoforti usati. Prima
dal Regno Unito, dal quale importavamo montagne di rottami ex pianoforti
(e non è ancora finita) ed oggi dall'Asia, la quale, per il discorso
fatto prima, si sta liberando di migliaia di strumenti, i quali, in
buona parte, finiscono in Italia. Qui bisogna comunque considerare
che le cifre del mercato italiano non sono così disastrose come può
sembrare, considerato che i pianoforti usati non sono considerati
e rappresentano invece una voce importante del capitolo ma, purtroppo,
molto difficilmente quantificabile. Per non parlare del mercato "privato",
cioè della vendita tra privati.
Perché in Italia si vendono tanti pianoforti usati?
a) libidine dell'affare
b) scarsa disponibilità finanziaria delle famiglie
c) in alcuni casi gli usati sono migliori dei pianoforti
nuovi
d) scarsa competenza dell'acquirente.
Su questo ultimo punto bisogna nuovamente puntare l'indice
sulla mancanza dell'educazione musicale nelle scuole italiane che
non preparano quindi né l'orecchio né il tocco. E non creano nuovi
acquirenti di pianoforti. Nonché il pessimo stato degli strumenti
presenti nella maggioranza dei Conservatori, dove troviamo molti vecchi
pianoforti maltenuti e che quindi non aiutano gli allievi ad educarsi
al bel suono. Bisognerebbe che i Conservatori fossero messi nelle
condizioni di rinnovare il parco strumenti ogni 10 anni, come accade
in altri paesi europei.
D'altro canto fa ben sperare la crescita della scuola
pianistica italiana che dopo tanti anni di oblio sta sfornando un
bel numero di giovani validi talenti capaci di affermarsi in prestigiosi
Concorsi Internazionali e, speriamo, di affermarsi nella carriera
pianistica. Questo sarebbe senz'altro un aiuto ed una spinta all'emulazione
per i più giovani.
Molti di questi pianisti provengono da Accademie ed
Istituzioni private e mi auguro che anche questo sia motivo di stimolo
per i Conservatori ad aprirsi al confronto esterno, come alcuni stanno
già facendo, per promuovere la musica e gratificare gli allievi perdendo
quel tetro alone burocratico che da troppo tempo li circonda.
Ma questo deve fare parte di un movimento di rinnovamento
del settore che coinvolga tutti coloro che lavorano con il pianoforte:
dai negozianti, che devono rendere i loro punti vendita più piacevoli
e coinvolgenti, ai discografici, agli artisti, ai docenti, alle case
costruttrici ed ai distributori. Viviamo in un'epoca strana, dove,
in mezzo a tante brutture, veniamo martellati da messaggi piacevoli
che vogliono trasmettere allegria e bellezza. Non possiamo restarne
estranei, poiché è quello che la gente vuole, cerca, pretende. Suonare
il pianoforte deve essere un momento piacevole della nostra vita,
non un momento di condanna; deve essere un momento dedicato al nostro
benessere. è quindi da salutare con piacere l'avvento di metodi di
studio per bambini ed adulti che gratificano chi si avvicina al pianoforte
in modo sensibilmente più veloce rispetto al passato. Sappiamo che
anni ed anni di solfeggio sono necessari per preparare solide basi
per un musicista, ma ribadisco, non tutti devono diventare musicisti!
Ed inoltre dobbiamo purtroppo fare i conti con uno dei più subdoli
e terribili concorrenti sul mercato del tempo libero, il computer.
Esso risulta infatti "facile" ma, anziché esaltare la creatività dei
nostri figli, come fa uno strumento musicale, la appiattisce. E non
richiede grossi investimenti (almeno finché un genitore non scopra
che il figlio ha navigato in Internet per sei ore al giorno!)
Concludendo ritengo che il futuro del pianoforte non
sia nelle grandi quantità a cui un tempo si era abituati, ma nella
qualità. Tornando infatti per un attimo alle statistiche Disma, osserviamo
un aumento del 9% nel prezzo medio dei pianoforti a coda, a fronte
di una diminuzione del 12% nel numero di pezzi venduti. Questo è un
segno del fatto che la qualità è in aumento, quindi in controtendenza,
e questo dato io ve lo posso confermare. Le fasce economiche soffriranno
infatti sempre più la concorrenza di strumenti alternativi elettronici,
ma nulla potrà sostituire il piacere ed il calore prodotti dall'aria
messa in vibrazione da una corda di un bel pianoforte.