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Giovanni Doria
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Pianoforte: economia e cultura

Giovanni Doria
Rappresentante Steinway & Sons

Nella storia dell'uomo lo sviluppo delle arti, e quindi della musica, è sempre stato collegato a periodi di prosperità economica, stabilità e sicurezza. Nel guardare gli ultimi dati statistici trasmessi da Disma, riguardanti le vendite dell'anno 1998, si può capire come questo non sia il caso dell'Italia dei nostri giorni, risultando nelle vendite di pianoforti un sensibile calo dell'11% come numero di pezzi venduti ed un -5% come valore, in paragone all'anno precedente. Oltre a ciò, un calo generalizzato del settore degli strumenti musicali del 7%. Cerchiamo quindi una spiegazione oltre a quella, indispensabile e da non perdere mai di vista, della generalizzata crisi dei consumi.

1) Specificità del mercato del pianoforte.

Fattore essenziale: lunga durata del prodotto in contrasto con veloce obsolescenza di qualsiasi altro prodotto oggi presente sul mercato (dalle auto alle tastiere elettroniche). Inoltre, lo svincolo dal fattore estetico (aspetto esterno). Un caso emblematico: lo Steinway modello B, campione per tutti i pianoforti a coda, nato oltre 100 anni fa e tutt'oggi praticamente invariato. Questo cosa comporta? Ovviamente la lunga durata va a scapito della vendita di nuovi pianoforti a causa del lento turn over. Un buon pianoforte si tramanda di generazione in generazione. Un cattivo pianoforte si tramanda da acquirente ad acquirente. La rottamazione non è mai prevista nel nostro mercato.

2) Crisi del settore.

Qualsiasi settore merceologico è soggetto ad andamento altalenante di picchi e cali. L'ultimo picco registrato in Italia nel settore pianoforti è degli inizi anni 80, con successivo calo, dapprima contenuto e poi sempre più precipitoso. Entrambi i punti sono strettamente collegati: paghiamo infatti oggi, nell'anormalità dell'eccessivo calo, l'anormalità dell'eccessivo picco, dovuto a fattori esterni al semplice mercato; allora infatti si considerava il pianoforte non solo come strumento musicale ma anche come bene rifugio dall'alto tasso di inflazione, aiutati dall'alta propensione al consumo di allora, nonché da un fattore di moda. Questo si riflette oggi a causa della summenzionata lunga vita del pianoforte. A livello mondiale abbiamo da poco assistito ad un calo impressionante del consumo interno giapponese – asiatico. Il Giappone ha infatti reagito in maniera drastica alla sua prima recessione dal dopoguerra. Gli Stati Uniti mantengono invece da qualche anno un trend positivo che fa ben sperare per l'inevitabile riflesso che ha, o avrà, sull'Europa e per la sopravvivenza stessa di molte case costruttrici. Infine l'Europa, capitanata, come spesso accade, dalla Germania, vera locomotiva europea del pianoforte. Essa rimane infatti il Paese trainante del nostro settore, sia come consumi che come case produttrici. Pur subendo anch'essa l'inevitabile altalenanza delle fasi di mercato, rimane un punto fermo, direi uno "zoccolo duro" del mercato pianistico. L'Italia non fa certo la parte del leone, per vari motivi ma direi soprattutto a causa della diseducazione musicale degli italiani che vedono il fare musica solo come professione e non come hobby, come momento di arricchimento interiore e non monetario. Manca quindi al nostro mercato quella fascia fondamentale di clientela che non è quella dei professionisti, ma quella degli amatori, vera forza di altri paesi europei e non.

3) Italia: pattumiera mondiale del pianoforte?

Negli ultimi 50 anni l'Italia, Paese natale dell'inventore del pianoforte, è stata ciclicamente invasa da pianoforti usati. Prima dal Regno Unito, dal quale importavamo montagne di rottami ex pianoforti (e non è ancora finita) ed oggi dall'Asia, la quale, per il discorso fatto prima, si sta liberando di migliaia di strumenti, i quali, in buona parte, finiscono in Italia. Qui bisogna comunque considerare che le cifre del mercato italiano non sono così disastrose come può sembrare, considerato che i pianoforti usati non sono considerati e rappresentano invece una voce importante del capitolo ma, purtroppo, molto difficilmente quantificabile. Per non parlare del mercato "privato", cioè della vendita tra privati.

Perché in Italia si vendono tanti pianoforti usati?

a) libidine dell'affare

b) scarsa disponibilità finanziaria delle famiglie

c) in alcuni casi gli usati sono migliori dei pianoforti nuovi

d) scarsa competenza dell'acquirente.

Su questo ultimo punto bisogna nuovamente puntare l'indice sulla mancanza dell'educazione musicale nelle scuole italiane che non preparano quindi né l'orecchio né il tocco. E non creano nuovi acquirenti di pianoforti. Nonché il pessimo stato degli strumenti presenti nella maggioranza dei Conservatori, dove troviamo molti vecchi pianoforti maltenuti e che quindi non aiutano gli allievi ad educarsi al bel suono. Bisognerebbe che i Conservatori fossero messi nelle condizioni di rinnovare il parco strumenti ogni 10 anni, come accade in altri paesi europei.

D'altro canto fa ben sperare la crescita della scuola pianistica italiana che dopo tanti anni di oblio sta sfornando un bel numero di giovani validi talenti capaci di affermarsi in prestigiosi Concorsi Internazionali e, speriamo, di affermarsi nella carriera pianistica. Questo sarebbe senz'altro un aiuto ed una spinta all'emulazione per i più giovani.

Molti di questi pianisti provengono da Accademie ed Istituzioni private e mi auguro che anche questo sia motivo di stimolo per i Conservatori ad aprirsi al confronto esterno, come alcuni stanno già facendo, per promuovere la musica e gratificare gli allievi perdendo quel tetro alone burocratico che da troppo tempo li circonda.

Ma questo deve fare parte di un movimento di rinnovamento del settore che coinvolga tutti coloro che lavorano con il pianoforte: dai negozianti, che devono rendere i loro punti vendita più piacevoli e coinvolgenti, ai discografici, agli artisti, ai docenti, alle case costruttrici ed ai distributori. Viviamo in un'epoca strana, dove, in mezzo a tante brutture, veniamo martellati da messaggi piacevoli che vogliono trasmettere allegria e bellezza. Non possiamo restarne estranei, poiché è quello che la gente vuole, cerca, pretende. Suonare il pianoforte deve essere un momento piacevole della nostra vita, non un momento di condanna; deve essere un momento dedicato al nostro benessere. è quindi da salutare con piacere l'avvento di metodi di studio per bambini ed adulti che gratificano chi si avvicina al pianoforte in modo sensibilmente più veloce rispetto al passato. Sappiamo che anni ed anni di solfeggio sono necessari per preparare solide basi per un musicista, ma ribadisco, non tutti devono diventare musicisti! Ed inoltre dobbiamo purtroppo fare i conti con uno dei più subdoli e terribili concorrenti sul mercato del tempo libero, il computer. Esso risulta infatti "facile" ma, anziché esaltare la creatività dei nostri figli, come fa uno strumento musicale, la appiattisce. E non richiede grossi investimenti (almeno finché un genitore non scopra che il figlio ha navigato in Internet per sei ore al giorno!)

Concludendo ritengo che il futuro del pianoforte non sia nelle grandi quantità a cui un tempo si era abituati, ma nella qualità. Tornando infatti per un attimo alle statistiche Disma, osserviamo un aumento del 9% nel prezzo medio dei pianoforti a coda, a fronte di una diminuzione del 12% nel numero di pezzi venduti. Questo è un segno del fatto che la qualità è in aumento, quindi in controtendenza, e questo dato io ve lo posso confermare. Le fasce economiche soffriranno infatti sempre più la concorrenza di strumenti alternativi elettronici, ma nulla potrà sostituire il piacere ed il calore prodotti dall'aria messa in vibrazione da una corda di un bel pianoforte.