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Pianoforte: economia e cultura

Antonio Monzino jr.
Presidente DISMAMUSICA

Un bambino che frequenta la seconda elementare dopo quattro mesi di lezioni di pianoforte, secondo il Professor Gordon Shaw dell'Università di Irvine in California, a seguito di una ricerca, pubblicata sul numero di Marzo della rivista scientifica Neurological Research, sviluppa una capacità di ragionamento molto superiore a quella di un coetaneo che non si è avvicinato alla musica. In altra ricerca si è scoperto che tra i bambini di tre o quattro anni che venivano lasciati da soli davanti ad un videogioco dopo qualche tempo alcuni presentavano inibizioni di tipo psicomotorio anche gravi.

Ritengo queste due notizie importanti per introdurre alcune considerazioni che intendo fare partendo dal paradigma che ci impone di riconoscere e riconfermare con forza che l'apprendimento della musica, con l'uso dello strumento musicale, ha una funzione educativa insostituibile e non dovrebbe mancare nei programmi della formazione dei giovani anche ai giorni nostri.

Platone "che notoriamente era un produttore di strumenti musicali" sosteneva "quando penso allo stato perfetto, vedo l'educazione dei suoi custodi basata sulla musica e sulla ginnastica". La ginnastica ha mantenuto anche oggi una duplice valenza, quella attiva che attraverso lo sport e l'esercizio fisico agisce sul nostro benessere e quella passiva, dove cioè altri fanno sport, con una forte partecipazione e ricaduta economica.

Anche la musica, in parallelo con la ginnastica, presenta una duplice valenza: la componente passiva, l'area caratterizzata da un rilevante contenuto economico, quella dello show business e dello star system, che ha larga accoglienza nei consumi e la componente attiva, quella del fare musica, che non ha invece pari appeal e tende ad essere marginalizzata.

E ciò a mio avviso è un nonsenso se consideriamo che, qualora la pratica musicale fosse inserita nei nostri comportamenti abituali, avrebbe un ruolo di grande rilievo per il nostro equilibrio psicofisico ed un ruolo determinante nella qualità della nostra vita.

La ricerca scientifica in questo campo, per quanto ancora limitata, in ambito internazionale sta semplicemente confermando tesi e teorie espresse nei secoli fin dalle origini della storia dell'uomo, sia in relazione alle valenze della musica che alle facoltà taumaturgiche degli strumenti musicali. è perciò auspicabile che alla soglia del terzo millennio si debba lavorare per far ritornare attuali tali teorie, ottenendo, grazie ad una più ampia divulgazione oggi possibile con gli attuali strumenti di comunicazione, una nuova cultura incentrata sul ricupero del ruolo sociale della musica.

Come vedete io sono partito da riflessioni che vanno oltre l'orizzonte del pianoforte, anche per non ripetere cose che relatori più qualificati diranno sugli e degli strumenti musicali, come viene comunemente indicato questo meraviglioso manufatto, espressione dell'abilità e sapienza dell'ingegno umano e che proprio nel nostro paese ha visto le sue origini e conta ancora oggi grandi interpreti ed estimatori.

La musica è una grande risorsa economica e culturale ma l'economia senza un'adeguata crescita culturale è destinata a prosciugarsi.

Vorrei pertanto soffermarmi brevemente sulle possibili prospettive future del ruolo della musica e dello strumento musicale nel nuovo millennio e sull'impegno che attende gli operatori che svolgono la propria professione nel mondo della musica, ben conscio che nella storia chiunque abbia cercato di fare previsioni in ogni campo è quasi sempre stato smentito dai fatti anche perché le variabili in gioco sono infinite.

Mi è sembrato quindi opportuno prima di tutto sottolineare che le valenze insite nel fare musica, perciò nella sua componente attiva, quella che incide in modo duraturo in chi si avvicina fin dall'infanzia ad essa attraverso l'educazione, debbano essere sostenute con forza da chi ne ha conoscenza, ne condivide l'efficacia, ed è disponibile ad impegnare proprie risorse intellettuali perché questa conoscenza e consapevolezza diventino patrimonio di molti.

È sotto gli occhi di tutti noi il progressivo inaridimento dell'uomo di fine secolo sotto il peso di un ciclo perverso. L'economia vive sui consumi, i consumi sono indotti dai bisogni dell'individuo, i bisogni, assolti quelli primari, vengono fortemente influenzati dalla comunicazione.

Fra i prodotti ed i servizi offerti nell'attuale panorama dei consumi sono sempre più numerosi quelli banali ed a prevalente approccio passivo. è sempre più ricorrente tra i progettisti impegnati allo studio di un nuovo prodotto considerare come fattore di successo "l'essere a prova di stupido".

Ciò produce a mio avviso una spirale perversa che frustra l'ingegno, la creatività e tutto ciò che richiede l'elaborazione del processo mentale necessario per il fare...., ne consegue che le abilità manuali ed intellettuali vengono sempre più minimizzate e sottovalutate da una parte sempre più ampia di consumatori.

Anche parte della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica e dei media sottostanno a queste leggi dell'economia con effetti devastanti. Il progresso che pure ci ha dato e continua a darci innovazioni di grande rilievo che hanno avuto ed hanno un impatto positivo sulla nostra vita, rischia di diventare solo tecnologico ed al servizio dell'economia più che dell'uomo.

È perciò necessario, a mio avviso, avviare alle soglie del terzo millennio, un processo dì riequilibrio che veda nell'innalzamento della cultura la linfa che può dare nuovo vigore e supportare il rilancio dell'economia anche nei settori ad alto contenuto formativo. La riscoperta dei valori, l'apprezzamento ed il riconoscimento degli ideali, dovranno produrre nuovi stimoli verso il fare e contribuire a restituirci la centralità dell'uomo. La musica ha in sé tutti gli ingredienti per essere protagonista in questo processo.

Ecco che allora l'industria del pianoforte e degli strumenti musicali, l'editoria, la discografia, chi produce, chi vende, chi ripara ma anche chi compone, chi esegue e chi insegna.... dovranno, nel nuovo millennio, unirsi e trovare la consapevolezza di appartenere ad un settore privilegiato, con forti valenze culturali e sociali e lavorare insieme, superando i particolarismi, in una lungimirante alleanza strategica indispensabile oggi per contare nel mercato globale e contrastare l'erosione progressiva dell'area del fare musica.

Questo è la missione cui, nell'attuale mio ruolo in seno all'associazione Italiana ed Europea dell'industria dello strumento musicale, sto dedicando energie. Il primo passo, a mio avviso, deve proprio venire all'interno del settore con la condivisione dell'analisi, la consapevolezza dei valori di cui siamo portatori e la disponibilità a destinarvi parte delle nostre risorse intellettuali ed economiche.

Tanto più questo sarà concretamente acquisito dagli appartenenti al settore, più veloce sarà il ritorno con risultati positivi sui due obiettivi: il miglioramento della qualità della nostra vita, basato sul recupero del ruolo della musica ed un'economia più solida, per dimensioni e stabilità, a beneficio di tutti coloro che operano nell'industria della musica.