Un bambino che frequenta la seconda elementare dopo quattro
mesi di lezioni di pianoforte, secondo il Professor Gordon Shaw dell'Università
di Irvine in California, a seguito di una ricerca, pubblicata sul
numero di Marzo della rivista scientifica Neurological Research, sviluppa
una capacità di ragionamento molto superiore a quella di un coetaneo
che non si è avvicinato alla musica. In altra ricerca si è scoperto
che tra i bambini di tre o quattro anni che venivano lasciati da soli
davanti ad un videogioco dopo qualche tempo alcuni presentavano inibizioni
di tipo psicomotorio anche gravi.
Ritengo queste due notizie importanti per introdurre
alcune considerazioni che intendo fare partendo dal paradigma che
ci impone di riconoscere e riconfermare con forza che l'apprendimento
della musica, con l'uso dello strumento musicale, ha una funzione
educativa insostituibile e non dovrebbe mancare nei programmi della
formazione dei giovani anche ai giorni nostri.
Platone "che notoriamente era un produttore di strumenti
musicali" sosteneva "quando penso allo stato perfetto, vedo l'educazione
dei suoi custodi basata sulla musica e sulla ginnastica". La ginnastica
ha mantenuto anche oggi una duplice valenza, quella attiva che attraverso
lo sport e l'esercizio fisico agisce sul nostro benessere e quella
passiva, dove cioè altri fanno sport, con una forte partecipazione
e ricaduta economica.
Anche la musica, in parallelo con la ginnastica, presenta
una duplice valenza: la componente passiva, l'area caratterizzata
da un rilevante contenuto economico, quella dello show business e
dello star system, che ha larga accoglienza nei consumi e la componente
attiva, quella del fare musica, che non ha invece pari appeal e tende
ad essere marginalizzata.
E ciò a mio avviso è un nonsenso se consideriamo che,
qualora la pratica musicale fosse inserita nei nostri comportamenti
abituali, avrebbe un ruolo di grande rilievo per il nostro equilibrio
psicofisico ed un ruolo determinante nella qualità della nostra vita.
La ricerca scientifica in questo campo, per quanto ancora
limitata, in ambito internazionale sta semplicemente confermando tesi
e teorie espresse nei secoli fin dalle origini della storia dell'uomo,
sia in relazione alle valenze della musica che alle facoltà taumaturgiche
degli strumenti musicali. è perciò auspicabile che alla soglia del
terzo millennio si debba lavorare per far ritornare attuali tali teorie,
ottenendo, grazie ad una più ampia divulgazione oggi possibile con
gli attuali strumenti di comunicazione, una nuova cultura incentrata
sul ricupero del ruolo sociale della musica.
Come vedete io sono partito da riflessioni che vanno
oltre l'orizzonte del pianoforte, anche per non ripetere cose che
relatori più qualificati diranno sugli e degli strumenti musicali,
come viene comunemente indicato questo meraviglioso manufatto, espressione
dell'abilità e sapienza dell'ingegno umano e che proprio nel nostro
paese ha visto le sue origini e conta ancora oggi grandi interpreti
ed estimatori.
La musica è una grande risorsa economica e culturale
ma l'economia senza un'adeguata crescita culturale è destinata a prosciugarsi.
Vorrei pertanto soffermarmi brevemente sulle possibili
prospettive future del ruolo della musica e dello strumento musicale
nel nuovo millennio e sull'impegno che attende gli operatori che svolgono
la propria professione nel mondo della musica, ben conscio che nella
storia chiunque abbia cercato di fare previsioni in ogni campo è quasi
sempre stato smentito dai fatti anche perché le variabili in gioco
sono infinite.
Mi è sembrato quindi opportuno prima di tutto sottolineare
che le valenze insite nel fare musica, perciò nella sua componente
attiva, quella che incide in modo duraturo in chi si avvicina fin
dall'infanzia ad essa attraverso l'educazione, debbano essere sostenute
con forza da chi ne ha conoscenza, ne condivide l'efficacia, ed è
disponibile ad impegnare proprie risorse intellettuali perché questa
conoscenza e consapevolezza diventino patrimonio di molti.
È sotto gli occhi di tutti noi il progressivo inaridimento
dell'uomo di fine secolo sotto il peso di un ciclo perverso. L'economia
vive sui consumi, i consumi sono indotti dai bisogni dell'individuo,
i bisogni, assolti quelli primari, vengono fortemente influenzati
dalla comunicazione.
Fra i prodotti ed i servizi offerti nell'attuale panorama
dei consumi sono sempre più numerosi quelli banali ed a prevalente
approccio passivo. è sempre più ricorrente tra i progettisti impegnati
allo studio di un nuovo prodotto considerare come fattore di successo
"l'essere a prova di stupido".
Ciò produce a mio avviso una spirale perversa che frustra
l'ingegno, la creatività e tutto ciò che richiede l'elaborazione del
processo mentale necessario per il fare...., ne consegue che le abilità
manuali ed intellettuali vengono sempre più minimizzate e sottovalutate
da una parte sempre più ampia di consumatori.
Anche parte della ricerca scientifica e dell'innovazione
tecnologica e dei media sottostanno a queste leggi dell'economia con
effetti devastanti. Il progresso che pure ci ha dato e continua a
darci innovazioni di grande rilievo che hanno avuto ed hanno un impatto
positivo sulla nostra vita, rischia di diventare solo tecnologico
ed al servizio dell'economia più che dell'uomo.
È perciò necessario, a mio avviso, avviare alle soglie
del terzo millennio, un processo dì riequilibrio che veda nell'innalzamento
della cultura la linfa che può dare nuovo vigore e supportare il rilancio
dell'economia anche nei settori ad alto contenuto formativo. La riscoperta
dei valori, l'apprezzamento ed il riconoscimento degli ideali, dovranno
produrre nuovi stimoli verso il fare e contribuire a restituirci la
centralità dell'uomo. La musica ha in sé tutti gli ingredienti per
essere protagonista in questo processo.
Ecco che allora l'industria del pianoforte e degli strumenti
musicali, l'editoria, la discografia, chi produce, chi vende, chi
ripara ma anche chi compone, chi esegue e chi insegna.... dovranno,
nel nuovo millennio, unirsi e trovare la consapevolezza di appartenere
ad un settore privilegiato, con forti valenze culturali e sociali
e lavorare insieme, superando i particolarismi, in una lungimirante
alleanza strategica indispensabile oggi per contare nel mercato globale
e contrastare l'erosione progressiva dell'area del fare musica.
Questo è la missione cui, nell'attuale mio ruolo in seno
all'associazione Italiana ed Europea dell'industria dello strumento
musicale, sto dedicando energie. Il primo passo, a mio avviso, deve
proprio venire all'interno del settore con la condivisione dell'analisi,
la consapevolezza dei valori di cui siamo portatori e la disponibilità
a destinarvi parte delle nostre risorse intellettuali ed economiche.
Tanto più questo sarà concretamente acquisito dagli
appartenenti al settore, più veloce sarà il ritorno con risultati
positivi sui due obiettivi: il miglioramento della qualità della nostra
vita, basato sul recupero del ruolo della musica ed un'economia più
solida, per dimensioni e stabilità, a beneficio di tutti coloro che
operano nell'industria della musica.