 |
Favola del pianoforte
Il pianoforte vanta una madre certa, il cembalaro padovano Bartolomeo Cristofori che lo inventò,
e un probabile padre, il Gran Principe Ferdinando de' Medici che lo volle inventato.
Non ha una data di nascita ufficiale, perché nel XVIIº secolo non si pensava ancora a brevettare le
invenzioni, ma si presume che nascesse fra il 1698 e il 1699. Nel 1700 esisteva – ce lo dice un
inventario di strumenti – ed era allogato come registro nella pancia di un clavicembalo, negli anni
successivi fu partorito, nel 1711 fu minuziosamente descritto da Scipione Maffei.
L'infanzia del pianoforte è misteriosa. Nato a Firenze, a Firenze non si acclimatò e fu allevato in
Germania da un grande organaro, Gottfried Silbermann, che gli procurò un posto alla corte di Federico II
di Prussia.
Solo dopo il 1750 il giovane pianoforte cominciò ad espandersi, in Inghilterra, in Austria, in
Francia, divenne il puledro di fiducia di Clementi e di Mozart e poi di Beethoven, e alla fine
cacciò via dalla ribalta il vecchio clavicembalo nelle cui viscere era stato ospitato appena concepito.
Il pianoforte classico, o fortepiano, domina incontrastato nei decenni tra Settecento e Ottocento,
ma proprio il suo successo, che lo porta in campi di battaglia sempre più grandi, lo mette un po' in
difficoltà. Così arma il suo telaio ligneo con il metallo, rinforza la meccanica, e trasformandosi
ritrova nuovo slancio. Diventa il destriero di Chopin, di Liszt, di tanti altri compositori, ed allarga
il suo dominio fino agli estremi confini della Terra.
Ma il successo sempre crescente crea di nuovo qualche difficoltà. Bisogna riprovvedere, e si
riprovvede con un massiccio telaio metallico fuso in un solo blocco e con un rafforzamento della
meccanica tale da mettere per un momento in crisi i pianisti, che si ritrovano in preda a
tendiniti e crampi. Il possente stallone sa tuttavia adattarsi alle mani così diverse di Debussy e di
Ravel, di Scriabin e di Rachmaninov, di Busoni e di Godowsky, che gli fanno compiere imprese
meravigliose.
Il successo si stabilizza, non sorgono nuove difficoltà e le punture di zanzara del pianoforte
elettrico e del pianoforte elettronico non disturbano il signore che maestosamente invecchia
rivolgendosi sempre più verso le glorie del passato, monumento e icona del tempo che fu, e guardiano
della storia.
|
 |